Corto AI e David: il problema
Gabriele Niola ha scritto un articolo de Il Post che sviscera benissimo tutte le questioni di base che sovvengono alla notizia di una selezione ai David di Donatello 2025 di un corto creato soprattutto con immagini generate da AI. Provando a farci riflettere sui nostri pregiudizi in merito alla selezione di un corto di Andrea Gatopoulos (preso anche ad una sezione del Festival di Cannes), Niola ci parla dopo aver ascoltato le ragioni dell'autore. L'articolo è interessante e serio. Questo non significa che le obiezioni che abbiamo possano essere solo pregiudizievoli.
Articolo: https://www.ilpost.it/2025/04/09/ai-david-di-donatello-ce-un-cortometraggio-fatto-con-lintelligenza-artificiale/
Inserisco qui il mio pensiero a più riprese (e nessuna immagine, volutamente) dell'articolo in una conversazione su Facebook con l'autore del pezzo, il critico Gabriele Niola. Non riporto la sua risposta tra i commenti, ma l'articolo del post è sufficiente a capire quali sono gli argomenti sul tavolo da parte sua, la mia è solo un'opinione correlata.
Comunque ecco la mia umile idea:
articolo approfondito che prova ad aprire un dibattito e a scongiurare i pregiudizi iniziali. Ma... Sulla lotta di classe (Gabriele ritiene quest'opera una forma di avvicinamento ad essa) ho seri dubbi, considerando che ad oggi il problema è più che altro la distribuzione e non la produzione in sé. Ad esempio esiste l'animazione (2d e 3d) e già esistevano Photoshop e la post produzione per creare immagini oltre le possibilità di basso budget. Utilizzare l'IA così indirizzata e così rielaborata è certamente ben diverso che farlo lasciandole "il comando", ma direi che molto dipende proprio dal fatto opportunistico che attualmente non avrebbe avuto senso lasciarla fare in quanto ancora poco capace. Quindi ok la provocazione linguistica, ma fino a un certo punto. Quello che mi sfugge è come possa realmente e a lungo termine essere un sinonimo di lotta di classe, considerando che le ultime ricerche puntano non solo alla semplice capacità generativa di base cogliendo i nostri dati passati e facendone una "media" (che affineranno alla grande e che mettono in commercio un po' alla volta per marketing, per continuare ad acquisire nostri dati e a venderci abbonamenti stupendoci di volta in volta con micro aggiornamenti). L'AI sta andando molto di più in direzione della capacità di ragionamento autonomo, dell'utilizzo incondizionato e continuo di risorse energetiche per auto alimentarsi come il nucleare e verso una somministrazione in termini di accessibilità e utilizzo di noi plebe ultra controllata che, come tutte le strategie di un mondo ultra capitalistico, mira al consumismo e all'appiattimento della consapevolezza individuale e globale. Ci stanno educando da due anni a usarla per divertimento e in modo limitato, in modo da usare quei dati per fare accrescere il bacino enciclopedico da cui ripescare per le successive versioni. Mentre a livello tecnico, chiaramente già hanno sviluppato un livello superiore di efficienza, ma appunto lo commercializzano un po' alla volta perché parte del processo di educazione e adattamento delle nostre menti abitudinarie...
[sul fatto che l'AI sia infinitamente lontana dal ragionare da sola e che non abbia senso neanche parlarne], ho dei dubbi. Naturalmente non parlo dell'autonomia da Blade Runner, ma di capacità di ragionamento (esiste e come la reasonable-ai); che non si basano solo sui dati ma anche sull'abilità diretta, propria della AI e ne ho sentito parlare molto, non credo sia così lontana, soprattutto in accostamento ai più grandi colossi della tecnologia come Microsoft. Per quanto riguarda l'aspetto dello strumento, mi sembra poco utile al fine ragionare solo sul brevissimo termine e usarlo finché è utile ora per un messaggio (neanche così geniale o provocatorio) che già ora mostra forti controindicazioni e che non ha molta lungimiranza a livello di pensiero e di effettivo contesto. Perché il contesto è fondamentale. È fondamentale capire chi ci sta spingendo ad usarla e perché. E in che modo. E guardare come si muove il mercato di questo strumento e l'interesse che ne deriva da parte delle più ricche compagnie. Mi sembra più che altro un modo per cavalcare l'onda. Nulla da obiettare, ma direi che è un po' troppo parlare di diversità usando l'AI. Che poi è un concetto così privo di significato al giorno d'oggi, troppo generalizzato. Ma comunque, se hai immaginazione e creatività, esistono miliardi di modi per creare qualcosa di diverso.
In Italia non si educa all'audiovisivo, non si educa al linguaggio e al suo potenziale in quanto umano e artigianale in tutto e per tutto. Non si educa al potere dell'animazione. E non si educa alla ribellione verso un sistema distributivo chiuso e mafioso, come in parte quello produttivo romano-centrico. Penso che questo sia il vero indirizzo di chi crea e vuole vedersi rappresentato, non il ricorso ad uno stratagemma che vuole una sua gran parte di opportunismo sul discorso delle immagini diverse (prese da immagini preesistenti ultra convenzionate? È solo un linguaggio come un altro, ma non Tuo [in fondo spiego meglio questo]).
In sostanza, per me l'AI ha senso molto di più per cazzeggio o per un dichiarato scopo di lucro (che comunque non perde il carattere di sfruttamento) attraverso una palese-esplicita e informata semplificazione e automazione di alcuni processi, anche creativi-organizzativi di informazioni elaborate da noi. E non per opere d'arte e di ingegno (in campo cinematografico). Al massimo ritocchini di qualcosa, come sarebbe stato con altri strumenti di post produzione o di iniziale fase di scrittura e schematizzazione di idee Umane. È opportunistico fare discorsi di lotta e possibilità in relazione ad uno strumento dichiarando che interessavano solo le sue peculiarità in quanto neanche funziona bene. Intanto perché lo farà e già è così, ma ti vendono gli aggiornamenti un po' alla volta per convenienza. E poi perché è una supercazzola evidente, che non guarda al domani né sul ragionamento, né sul risultato che sarà migliorato. A questo punto ha più senso dire che non c'è nulla di diverso rispetto ad un qualsiasi altro strumento e che l'IA è necessaria, che l'uomo deve rassegnarsi a cambiare mestieri o modi di scrivere e creare. È almeno possibile. Anche perché, qualsiasi arma viene prima o poi utilizzata.
Non per forza auspicabile a parere mio, comunque.
In sintesi:
- l'opportunismo è lecito e siamo d'accordo (partendo dalla fine), perché lo è in altri aspetti di questa società, ahimè. Certo però mi sembra ridicolo che uno degli strumenti che più apparterrà al capitalismo sia spacciato per libera opportunità. Un esempio sono i social, che forniscono una libertà illusoria (e almeno mantengono un minimo di carattere distintivo delle persone e dei loro contenuti). E non dimentichiamo che la comunicazione di massa ha sempre un lato manipolatorio
- tu sei in grado (con dei collaboratori specializzati) di rielaborare immagini tranquillamente senza usare l'AI, che usa esplicitamente una sintesi statistica di immagini già esistenti non solo nell'idea, ma in tutto, dati compresi, nel "corpo"
- non trovo questo metodo affatto rivoluzionario o di ribellione ad un sistema, ma un modo per restare in un sistema in maniera facile cercando legittimazione solo per la provocazione. L'arte può passare anche dall'avanguardia e dalla provocazione, ma per inventare davvero. Qui si riprende una tendenza di due anni e si fa un semplice trucco, arrendendosi ad una tendenza ancora più grande e appiattente di quella che si critica (peraltro sei già ai David quindi sei già sistema)
- sulla distribuzione, il problema è più grosso. Non c'è l'intenzione di agire ma solo di aggirare in apparenza
- il problema non è certamente solo la proprietà delle società (che controllano progetti AI), ma l'uso e l'indirizzo che se ne fa, che ricorda molto più Essi vivono per quelli scheletrici-radiografati che per quelli con gli occhiali, per intenderci
- un autore che si dice ribelle e che vuole fare qualcosa di avanguardistico dovrebbe avere una visione e un uso delle parole (come "lotta di classe") più consapevole e lungimirante di questo secondo me, ma si sa che al sistema festival del cinema degli ultimi anni interessa molto più la moda e la politica di facciata che il contenuto reale, e questo è chiaramente perfettamente coerente. Ma non prendiamoci in giro.
Per chi comunque non è d'accordo con le mie inferenze sull'argomento, certamente posso ammettere: che bisogna studiare approfonditamente la situazione in termini di tecnologia e azione; che il corto va ancora visto e che in realtà comunque non sto discutendo del suo aspetto "artistico" in termini di resa, neanche mi interessa, ancora; che si può considerare la mia posizione "chiusa" (anche se parlo guardando come stiamo reagendo almeno da due anni alla messa in commercio di massa della cosiddetta "AI generativa").
Infine, vorrei condividere il video che mi ha segnalato un amico, sul problema dell'intelligenza, della macchina e dello spirito (e di chi induce a limitare questo attraverso "l'educazione" all'AI e al suo carattere presunto indispensabile). Si tratta di una conferenza di Cacciari, filosofo ed ex politico.
In particolare nella seconda metà si scende piuttosto in profondità: https://youtu.be/hqopvc17tq0?si=rWcVBZ_Q05bmEltE
L'AI è uno strumento come un altro? Non proprio. Dipende dall'uso che se ne va, ma è difficile non farsi spingere verso l'uso peggiore possibile, per giunta con la convinzione illusoria di essere autori rivoluzionari.
Di Giovanni Piretti


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