UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA

 

UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA — ANALISI DEL FILM 

di Giovanni Piretti



Questo film racconta diversi temi, sentimenti e aspetti della società contemporanea con grande complessità e insieme leggerezza, entrando nell’area del blockbuster intrattenente ma anche d’autore. E da Paul Thomas Anderson cosa ci si poteva aspettare?

Innanzitutto è davvero difficile inserire quest’opera in un genere definito o in una struttura narrativa classica. Perché se da un lato il protagonista sembra essere Bob (DiCaprio), che intraprende un viaggio per ritrovare Willa (Chase Infiniti), riconciliarsi con lei e salvarla da un destino terribile per ricostruire il nucleo familiare, dall’altro c’è la parabola speculare di Lockjaw (Sean Penn): l’ascesa e la discesa di un antieroe nella tragedia del male. A questo si aggiunge il percorso di formazione, scoperta, peripezie e scelta finale di Willa, che ritorna con una nuova consapevolezza. Queste tre linee intrecciate sono importanti e hanno un peso quasi paritario nel film perché rappresentano il sotto-testo dell’opera: un conflitto familiare, generazionale e politico-sociale che include la polarizzazione attualmente presente in un Paese come gli Stati Uniti.

Per raccontare questi conflitti, l’autore costruisce una solida duplice contrapposizione nella sezione iniziale, che non è soltanto un set-up ma anche una premessa. Da un lato abbiamo la divisione valoriale tra bene e male, incarnata dallo scontro tra un progressismo rivoluzionario e un conservatorismo distruttivo; dall’altro lato la divisione interna tra marito e moglie, tra il livello di consapevolezza di sé come individui con un ruolo sociale e politico attivo e il ruolo di membri di una famiglia da proteggere. Non è un caso che Perfidia, interpretata da Teyana Taylor, sia un personaggio estremamente sopra le righe: amorevole, indipendente e audace, ma anche egocentrica, avventata e in parte perversa. Il suo improvviso respingimento della piccola Willa e di Bob è molto marcato. PTA vuole raccontare un retaggio culturale che provoca conflitto tra donna e uomo, tra donna di colore e uomo bianco, e che porta a scelte diverse sulla base di vissuti differenti. Questo provoca nello spettatore sia empatia sia avversione: la scelta di separarsi, presa soprattutto da Perfidia, comporta un disallineamento nell’approvazione del suo modo di prendersi cura della famiglia, ma suscita anche comprensione per il suo coraggio nel voler restare libera a tutti i costi. Infine entra in gioco Lockjaw, minaccia esterna portatrice di altri valori, che crea il terzo livello di conflitto (per McKee è il massimo dell’obiettivo da perseguire).



Proseguendo sulla linea della tesi riguardo al lavoro sulla complessità e tornando alla questione della struttura non banale, si può dire che in questo film non ci sia un unico incidente scatenante. PTA ci mette di fronte a più questioni. Da un lato la persecuzione nei confronti dei membri del gruppo anarchico French 75 costringe Bob a fuggire con Willa, legittimando così la separazione e elevando il tema della riconciliazione; dall’altro questa legittimazione è confermata dalla cattura e dalla successiva fuga di Perfidia, che nella disperazione tradisce temporaneamente i suoi ideali e si avvicina a Lockjaw. Ancora una volta emergono più livelli: la donna deve allontanarsi nonostante i possibili ripensamenti, rendendo difficile il ricongiungimento; Lockjaw deve impedire che il gruppo sopravviva e intraprendere il suo cammino di vendetta nei confronti dei latitanti del French 75, oltre a cercare la presunta figlia. Anche il generale ha un duplice motivo conflittuale: salvare la reputazione di conservatore dedito a una dottrina suprematista per salire nella scala del potere e, insieme, fronteggiare la parte repressa di sé rappresentata da un legame affettivo e familiare.

E Bob? A questo punto possiamo arrivare a quello che dovrebbe essere il vero inizio del film, con il canonico incidente scatenante più evidente: la minaccia e la concretizzazione del rapimento di Willa da parte delle autorità capitanate dal villain Lockjaw. Anche qui c’è una apertura su più livelli. Bob è ora un genitore apprensivo, pigro e con tratti conservatori, incapace di comprendere il nuovo progressismo della giovane Willa, forte e audace, seppur più ancorata a terra rispetto alla madre (torna il discorso del retaggio). Il distacco è anche fisico e legato a un’ennesima minaccia esterna, che funge da catalizzatore del sentimento che spinge Bob a cercare un cambiamento in sé e per la sua famiglia, da ricostruire dopo un ritorno traumatico.


L’intreccio è talmente ben congegnato che, per un autore come PTA, non poteva esserci niente di più divertente. Tutto ciò che vediamo nel film è un molteplice viaggio: nell’America, in Pynchon, in una famiglia, attraverso generazioni e valori opposti.

A fare la differenza sono i tocchi unici: un cast eccezionale e diretto, che dà a ciascuno dei tre personaggi principali respiro e spazio in scena senza eccessi; una successione di peripezie che porta i viaggiatori omerici ad affrontare il problema di capire fin dove possono spingersi, chi sono veramente e chi sono in grado di riconoscere e ritrovare (temi cari ad Aristotele).

Al di là delle gag di DiCaprio sul suo arrancare come ex membro smemorato, della spietatezza di Lockjaw nel non riuscire ad accettare la sua parte repressa, traviato dalla sua stessa violenza e dal suo culto, del memorabile sensei (Benicio Del Toro) che lavora per sottrazione, dei grandi piani sequenza sui tetti, degli spettacolari inseguimenti da gatto col topo, delle incursioni di generi diversi, degli omaggi al grande romanzo americano e dell’incredibile sfortuna e inesperienza di Willa che la costringono a tirar fuori un coraggio che non sapeva di avere, tutto il film riguarda il riconoscimento. Quello di una figlia verso un padre; di un padre verso una figlia che somiglia alla madre; di un non-padre incapace di voler bene; di una madre nei confronti della famiglia che ha allontanato; ma anche di una generazione verso la successiva, di un conservatorismo parziale verso un progressismo meno violento e più umano, e del mancato riconoscimento di chi, pur sfigurato dagli stessi ideali, non sarà mai all’altezza.

Di cosa parla quindi questo film? Che genere è? Direi: genere capolavoro.


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